Desperate me!

19 Apr

Diciamo che ultimamente le cose non vanno granché bene, che certi rapporti umani sono devastanti. Diciamo pure che dalle beghe sul lavoro alle piccolezze quotidiane, tutto sembra accumularsi per spingermi giù. Diciamo che alla fine sono uscita di casa chiedendo a Dio di mostrarmisi, che magari mi sarei anche potuta convertire sulla via di Damasco e che la riposta è stata un auricolare smontato (che ora non funziona), un paio di stivali rovinati e, tragedia, la chiavetta Usb morta. 8 gb della mia vita persi. Così, finiti in un non luogo. Ho passato la giornata a richiedere preventivi per il recupero dati, ma non sono sicura che metà della mia vita abbia quel prezzo. 

Misera me.

La guardo e mi sembra di vedere me: piena da scoppiare, ma senza altra possibilità che restare in silenzio.

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Pausa pranzo

29 Mar

Sono in pausa pranzo, vedo il mare dall’ufficio e questo cielo così azzurro mi spacca dentro.
Se credessi a un qualche cosa, penserei alla punizione per una colpa atavica. Invece mi tocca riflettere sul fatto che, semplicemente, soffro. Probabilmente perché sono un essere umano, sicuramente perché mi ferisco in modo troppo facile.
Stanotte ho sognato, prima di esser costretta a mangiare una serie interminabile di cibo spazzatura, troppo unto e troppo colorato, e poi di dover scappare perché rincorsa da un essere biancastro che voleva uccidermi e dal quale non riuscivo a difendermi perché privo di ossa. Insomma, io cercavo di reagire (non ho fatto arti marziali senza motivo!), ma questo era inespugnabile perché si ricomponeva. Senza contare che aveva al seguito quattro o cinque cani neri pronti a mordermi. Esausta e atterrita mi sono svegliata e la testa, per distrarsi, ha pensato bene di riempirsi dei miei incubi diurni, quelli che devo affrontare al mattino.
Sto andando in crisi, lo so, come quando sento che sto per avere un calo di pressione. E l’unica cosa che ho la forza di fare è cercare di rimanere intera.

Sabato sera sono stata a vedere il musical Il Gobbo di Notre Dame ed è stato meraviglioso. Ho avuto la pelle d’oca e mi sono sentita pienamente parte della storia. Domenica, un cielo variabile, ha vomitato su di me pioggia sporca e acida. Perché la fregatura (per usare un eufemismo) è che, pur intuendo che qualcosa non va, non riesci ad essere preparata e, quando quel qualcosa accade, rivela la sua essenza, tu ti laceri dentro. Non si è mai pronti.

132 passi

6 Feb

Farro a pranzo e spinaci a cena. Sono giorni che vado avanti più o meno così perché ho ancora dei residui di Natale. Poi mi chiama mia madre: “Vieni a cena da me? Ti ho fatto un ciambellone per la colazione… Verdure, promesso!” Mantiene la promessa ma a fine pasto mi presenta, tutta trionfante, una Sacher! Cioè, mica una crostata, o, che so, una torta paradiso! No, una Sacher! Una torta che a guardarla già sento lievitarmi. Sbarro gli occhi, ma, dalla sua espressione di cucciolo birichino, mi rendo conto che, quello che voleva essere uno sguardo di rimprovero, è in realtà un tripudio dei sensi. Sospiro. E’ stata fatta con tanto amore e, del resto, l’ho sempre detto: se devo peccare, che sia per qualcosa per cui valga veramente la pena.
A casa mi faccio una di quelle tisane miracolose (lo sono dentro di me, lo so, e tanto basta) mentre controllo la posta. Una caterva di pubblicità per regali/cene/gite fuori porta per S. Valentino invade il mio pc e mi rendo conto, dal riflesso sul vetro della finestra, che sto facendo delle smorfie. Mi viene in mente che per me, se sono innamorata, è sempre S. Valentino, che la commercializzazione dei sentimenti è alimentata dalla piega che stiamo dando alla nostra vita, che…che noia questi discorsi, Venù! Lo sappiamo!
Mi fermo. Spengo tutto.
Sai qual è la cosa più bella di questa casa? Che, nei giorni di tempesta, come stasera, si sente il mare. Quel ruggito potente e carezzevole che diviene voce di me stessa. Anche quando devo soffocarlo, quando spennello il viso di calma e bel tempo, mi ricorda che sono tuono.
Sorrido. So che sarà un’altra notte insonne, ma non sarò sola. 132 passi tra me e il mare. E poi ho ancora fresco il ricordo della Sacher che si scioglie in bocca. Vuoi mettere?

Sono a Firenze!

2 Gen

E potrei anche azzardare di affermare di stare bene perché sono nella città che più di tutte è in grado di contenermi, di spezzarmi e rimettermi in forma, di amarmi.
Ho festeggiato il 31 qui, in piazza, con un’amica fantastica, in un mix di gesti adolescenziali, momenti adrenalinici e sorrisi sconosciuti. Dopo un tempo che non so quantificare ho provato un certo piacere a stare in mezzo alle persone. Sarà stato per il clima festoso, quasi da flirt estivo, per le risate spontanee, le chiacchiere improvvisate, i contatti fugaci con gente che non rivedrò più, ma che mi ha regalato un attimo di sospensione, leggerezza. Sarà stato perché la cena, opera della mia amica, è stata deliziosa e il vino non è mancato, perché ho chiuso a chiave incertezze e timori prima di uscire, perché ho “perso tempo” a truccarmi, una cosa che adoro, mentre ingoiavo gli ultimi istinti di rabbia (perché certe tensioni hanno provato a raggiungermi sin qui).
Sarà anche che sono in una regione che non mi ha mai deluso, dove posso rimandare bilanci e propositi a quando tornerò poiché ora mi sento in una specie di bolla magica.
Mentre scrivo e sorseggio il mio bicchiere di prosecco penso che, se è vero che la notte tra il 31 dicembre e il primo gennaio ha un valore oracolare, mi aspetta un anno folle.

E’ Natale, ahimè!

25 Dic

L’ultima volta ho affermato di poter sopravvivere a Natale e a me, ma, ora che il pomeriggio sta scivolando lentamente mentre le foto delle famose tavole adornate stanno invadendo i social, non sono più tanto sicura. Almeno sull’uscire indenne da questo Natale.
Stasera ho la tradizionale cena con metà della famiglia (le due metà sono diventate incompatibili nel tempo) e mia sorella non ci sarà perché di turno a lavoro, mia nonna mi chiederà se mi sono riaccompagnata e io dovrò far finta di essere pervasa dallo spirito natalizio senza neanche potermi buttare sul cibo, che non posso poi mica digiunare per due mesi!
Io li invidio quelli che veramente sentono questa festa, come la metà della famiglia con cui ceno stasera. Ma non con cattiveria, no, non sono mai stata realmente invidiosa. Mi chiedo semplicemente come fanno a non essere ingurgitati da quei dubbi atroci caratteristici di questo periodo. Da qui fino al 6 gennaio per me sarà un continuo riflettere su quanto non si è realizzato, sulla solitudine che inevitabilmente accompagna le feste, sulla sensazione di impotenza…
Basta, vado a lavarmi i capelli, sennò mi lascio soggiogare e, tremenda come sono, ci sta che all’ultimo mi finga malata per cenare da sola con la minestra colorata, senza tanto sconforto che domani arriva subito e la dieta ringrazia.

Ho tagliato i capelli

23 Dic

Taglio netto, drastico.
Ho avuto l’ennesima conferma che troppi cambiamenti insieme mi fanno crollare. E’ praticamente paradossale per una con un’indole incostante, che non riesce a trovare radici, che non sopporta la staticità. Ma, a quanto pare, affastellati, diventano insostenibili e rendono impossibile respirare.
Mi sono fermata un lungo momento, ho capito di dover fare un’operazione alla volta, come a scuola, durante un’equazione, che non sono mai stata un genio in matematica. Ma da dove iniziare?
Dai capelli! Ridare nuova linfa vitale a loro e a me, con un’azione che mi imponesse una nuova prospettiva. E’ inutile descrivere qui tutto l’universo implicato in un gesto così risoluto da parte di una donna, ma mi sentivo più libera già dopo la prima ciocca volata a terra. Non poteva portare con sé le angosce, ma creava l’illusione di cui avevo bisogno.
Ora la nuca è scoperta e le maniche rimboccate.
Posso sopravvivere al Natale e a me.

Devastazione

16 Dic

Sapete cosa succede quando si insinua dentro di voi il dubbio di aver sbagliato (quasi) tutte le scelte fatte negli ultimi otto mesi? Ecco, ho la devastazione dentro (e l’immagine profilo nera su Facebook è una sorta di segnale: sono in crisi; non potete aiutarmi, ma non infierite). Potrei dire che un tarlo mi sta divorando, che sto sorseggiando cicuta, potrei fare anche di meglio, a dire il vero, se non riconoscessi che le metafore sono un mero trastullo, attimi di divagazione per un’indole devota all’estetica. Ma di bello ora vedo solo l’alberello regalatomi da mia sorella nello strenuo tentativo di farmi percepire il Natale in maniera diversa. Perché questa festa mi ha sempre messo il magone (come le domeniche). Sarà che abbiamo un’immagine completamente distorta da quella che è poi la realtà: queste tavolate imbandite attorniate dai sorrisi più cari e regali luccicanti, quando invece dovresti almeno sdoppiarti per non lasciare nessuno solo, ti senti in colpa ad ogni morso di torrone e hai patteggiato il regalo con tua sorella perché la situazione è critica (ma, vedrai, un giorno riuscirò a fare di meglio). E perché è critica? perché TU hai scelto di andare a vivere da sola, di sobbarcarti affitto e bollette perché “posso farcela”. Senza contare che ora la burocrazia per il cambio residenza aumenta la dose quotidiana di attacchi di panico. Tutto questo sbattersi per una situazione a tempo determinato, che tanto mica ci starò per sempre qui! Magari un anno, magari due, ma devo considerarla una scadenza che i “(per) sempre” mi soffocano, mi fanno paura perché mi relegano ad una staticità inaccettabile (e comunque, la mia situazione lavorativa potrebbe mettere il punto prima ancora che io abbia il tempo di riprendere fiato).
Ma c’è altro. Si è riaperto il buco nero e questo freddo mi rende estremamente difficile uscire ogni mattina dal letto, dover affrontare tutto ciò che è dietro la porta della mia camera.
Ho acceso i riscaldamenti, ma il freddo sembra aumentare.

“Ti sei riaccompagnata?”

4 Dic

Mia nonna, con un solo vocabolo, riesce a sferrare un colpo mortale a schiere di ormoni. A giorni alterni mi fa questa domanda tremenda usando un termine ancor più tremendo.
Ormai so che lo fa perché si preoccupa per questa nipote anomala, che non riesce a trovare un marito, o almeno un fidanzato stabile. Che, con tutto che ha un lavoro precario, ha deciso, dopo l’ultimo fallimento sentimentale, di lasciare il nido materno per andare a vivere da sola. “Non so come ci sei riuscita, ma ti ammiro per il coraggio.” Lo so, nonna, non solo non rientro nei tuoi canoni, ma non faccio neppure nulla per provarci. “Ma lo trovi, non ti preoccupare!”
In realtà, ciò che mi preoccupa, è ben altro. E’ la paura di non trovare il mio posto nella vita perché arriva un momento in cui sembrano tutti aver imboccato una determinata strada, essersi concentrati su un obiettivo mentre tu cerchi di districarti in mezzo al groviglio di sogni irrealizzabili-progetti iniziati-passioni. E non sempre sai distinguerli. Con il tacco alto degli stivali nuovi e un bicchiere di vino pensi di poter conquistare il mondo, poi arriva l’apatia della domenica, la mancanza del senso di festa che dovrebbe pervaderti, e ti chiedi come hai fatto a non evitare qualche errore.
La Merini ha scritto che “il dolore è un anello sponsale”. La fedeltà del dolore è atroce.
Se oggi nonna mi chiede “Ti sei riaccompagnata?”, mi verso un bicchiere di vino e mi trastullo con l’autunno.

Momenti dolci

29 Nov

Oggi pomeriggio sono andata da mio padre per aiutarlo con delle commissioni. Ero un po’ in ansia perché mi aveva chiesto di pranzare insieme, ma avevo declinato l’invito (per una motivazione valida ma, si sa,  due persone con lo stesso carattere spinoso e un rapporto così stretto, non hanno mica un’identica concezione di “motivazione valida”). Insomma, temevo fosse seccato, mi tenesse il muso. Invece, non solo non ho notato traccia di recriminazioni sul suo volto, ma addirittura, ad un certo punto, si è voltato verso di me con un sorriso così limpido tale da ricordarmi quello di un adolescente innamorato! Ci sono momenti in cui letteralmente lo adoro (negli altri, i caratteri spinosi si fanno la guerra, fredda per lo più). Così, in quell’istante, mi è venuta in mente la stupenda e dolcissima

In macchina l’ho ascoltata a tutto volume, cantata (sono stonatissima, ma persino lo specchietto retrovisore ha retto!) e mi sono finalmente rilassata grazie ad un momento leggero e intenso. Tra l’altro mi chiedo come sia possibile affermare che il tedesco non possa essere una lingua dolce.
Sapete quei momenti in cui non vi è lacerazione alcuna, in cui neanche la nostalgia fa male? Ecco. E mi chiedo quale sia il rapporto tra rarità e preziosità.

Back!

28 Nov

Non scrivo da un sacco di tempo, ma non perché non avessi nulla da dire, anzi! Sono successe tante di quelle cose che mi sono ritrovata, per mancanza di tempo, a scribacchiare appunti e pensieri su pezzetti di carta volanti, agendine, file di lavoro, ovunque mi capitasse, insomma, e sto cercando disperatamente di mettere tutto in ordine, lavoro ingrato! No, lavoro spossante, ma ingrato no, visto che alla fine potrebbe uscirne qualcosa di buono. Perché, non lo sapete, ma tra gli eventi che mi hanno travolta e stravolta, c’è stato il secondo posto ad un premio letterario!! ♥ 
Non so neanche perché ho partecipato, ma da lì, da quel 24 settembre 2016, qualcosa è morto definitivamente e qualcosa invece è sbocciato in modo prodigioso, con la forza del mare in tempesta. Sul volto solo tanta emozione, ma dentro un turbinio di voci mi ricordava chi sono o chi posso essere. Vi lascio col mio momento quasi epifanico.
premiazione